“L’unico aspetto di questa professione che in genere viene messo in evidenze è quello investigativo, e le abilità per svolgerla adeguatamente sembrano essere esclusivamente quelle logico-deduttive – si legge ancora nella prefazione dello psichiatra e psicoterapeuta Nicola Boccianti – le storie raccontate in questo libro invece sono piene di risvolti umani e ci fanno capire quanto sia importante avere delle buone capacità emotive per esercitare correttamente questo mestiere. Possiamo cogliere così quegli aspetti più raffinati – e più veri – di una professione che, come tante altre, entra negli aspetti più profondi della vita delle altre persone”. È quello che emerge da questi 12 racconti, la capacità dell’autrice/investigatrice di sapersi calare nei panni dell’altro senza alcun giudizio né pregiudizio. I casi che affronta non la coinvolgono solo a livello professionale ma anche, e soprattutto, passionale, ed è proprio questo delicato equilibrio tra ragione e sentimento a permetterle di entrare in empatia con i suoi interlocutori e a comprenderne le motivazioni più profonde, sino ad instaurare, con alcuni di essi, relazioni amicali e durature.

“Nella gestione dei casi descritti – continua Boccianti – l’atteggiamento assunto verso chi soffre è sempre animato da una grande umiltà e da un grande rispetto verso l’altro, e gli eventuali inevitabili errori sono presto riconosciuti, corretti e trasformati in una occasione di crescita. Un altro aspetto molto importante di questo lavoro è l’analisi della domanda: le motivazioni che spingono una persona a rivolgersi a un detective sono numerose ed è fondamentale avere intuito e sensibilità per poterle decifrare. C’è poi il problema di fare un buon uso delle informazioni una volta che si è riusciti ad ottenerle, di avere molta saggezza quando si deve utilizzarle”. E, infatti, dietro ad ognuno dei personaggi e dentro ciascuna storia c’è un interrogativo che Rita Urzia si pone sul suo lavoro e sull’etica che dovrebbe accompagnarlo. I misteri corrono veloci come le pagine del libro e, intanto, la sensibilità dell’autrice scava tra le vite dei suoi assistiti. Pedinamenti lunghi ore, giorni, settimane e, poi, foto, relazioni, confronti, telefonate, di giorno e di notte, fino al sacrificio personale, perché la detective sente forte la responsabilità della sofferenza che le è stata affidata. “Questi ed altri spunti – conclude la prefazione – permettono di associare ad una lettura piacevole ed emozionante, anche riflessioni su alcuni tratti fondamentali della mente umana e su una professione che, se esercitata in modo sensibile e intelligente, assume le caratteristiche di una vera e propria professione di aiuto”.

Contributo di www.argo2001new.com

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